Witness 1:1 - Gli oggetti iconici dello sport fotografati da Marco Craig

Witness 1:1 – Gli oggetti iconici dello sport fotografati da Marco Craig

“Il guanto rosso di Michael Schumacher.
La tuta blu di Alberto Tomba, la maglia di Michael Jordan dei Chicago Bulls e molti altri oggetti, attrezzi o indumenti appartenuti e usa-ti in un momento particolare dai campioni dello sport.
Ogni foto è una storia. Ogni scatto un simulacro.
Quasi un ex voto. Una reliquia.
Una promessa. Un’emozione.

Potrebbe essere questa la sintesi descrittiva del progetto “Witness” di Marco Craig che, con un work in progress (il lavoro non è ancora concluso… ) va costruendo una sorta di campionario di cimeli, per nulla feticista, direi, e tendente alla valorizzazione simbolica di uno story-telling contemporaneo.
Gli oggetti, fotografati in pianta, sono stati inseriti in una busta sottovuoto e ognuno è accompagnato da una piccola etichetta anticata che funge da didascalia.
Si tratta di scelte estetiche necessarie a rendere omogeneo una raccolta molto diversa per forme e dimensioni.
In più, viste dal vivo, le immagini sono davvero impressionanti: stampate nella proporzione uno a uno, sono capaci di restituire emozioni e di contenere memoria.

La prima volta che ho incontrato queste fotografie ho preso degli appunti mentali: luce bianca, silenzio, concentrazione, prevalenza del rosso, serenità, lentezza, zero orizzonti, nessun luogo e tutti i luoghi del mondo, memoria degli altri, unicità.
Ho pensato a queste immagini come a pezzi di mondo separati tra loro, che, semplicemente per il fatto di essere stati fotografati, assumono un nuovo significato.
Improvvisamente ho capito che anche l’immaginazione fa parte dello spazio, diventa palpabile e visibile.
Dentro queste fotografie c’è fisicità, c’è la consistenza della luce e dell’aria.
è per questo che si percepiscono come un tutt’uno, come un abbraccio collettivo.
Mi sono anche interrogato sulla fotografia di genere.
Che cosa sto guardando? Immagini sportive? Still-life? Prove indiziarie?
Nulla di tutto questo, ovviamente.
Una volta, intervistando un fotografo sportivo, ho raccolto questa frase: “Se vedi l’azione vuol dire che l’hai persa”.
Questo il mantra di chi dimostra di essere capace di stabilire un rapporto di sintonia con gli atleti e di entrare nell’euforia vibrante del pubblico.
Marco Craig ha messo in scena esattamente il contrario.
Se è vero che tempismo e reattività sono da sempre alla base di un certo modo di fotografare, questa serie ribadisce, invece, l’importanza del progetto, della ricerca e del pensiero, perché questi scatti prendono le distanze dai generi specifici e fanno il loro ingresso nella dimensione contemporanea del racconto.

Quando Man Ray dice: “… fotograferei più volentieri un’idea di un oggetto, e un sogno piuttosto che un’idea”, forse ci sta dicendo che la grammatica delle immagini non ha mai cercato di seguire le regole della parola.
Ci sta confermando, in nome di una precisa e necessaria autonomia, che la fotografia è figlia dello spirito moderno e borghese con la sua natura specifica, quella della riproducibilità, distruggendo così l’aura legata al concetto di unicum e facendosi “art moyen”, facilmente accessibile, meccanicamente semplice.
E tutto questo io lo ritrovo nel lavoro di Marco Craig”.
Denis Curti

dal 21 febbraio al 27 marzo 2020
inaugurazione: 20 febbraio ore 19
Witness 1:1 – Fotografie di Marco Craig
Una mostra a cura di Denis Curti

Still Fotografia
Via Zamenhof 11
Milano

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