Omaggio alla ceramica di Muky
Muky, nome d’arte di Vanda Berasi nasceva esattamente cento anni fa, il 9 ottobre del 1926. Pittrice, scultrice, ceramista, poetessa, artista ha dedicato la sua vita all’arte e alla promozione delle arti.
In occasione del centenario della sua nascita continua la serie di eventi volti a celebrare la sua poliedrica figura.
Venerdì 9 ottobre, alle ore 18, in occasione della 22° Giornata del Contemporaneo indetta da Amaci, nella Project Room del MIC Faenza, inaugura la mostra “Omaggio alla ceramica di Muky.
In mostra una ventina di opere significative della carriera artistica di Muky, dagli anni Cinquanta ai primi anni Duemila.
Muky (Wanda Berasi, 1926 -2022) ha sviluppato una ricerca artistica profondamente legata alla ceramica, materia che ha accompagnato l’intero arco della sua attività creativa. Si forma a Roma dove è in contatto con gli artisti che ruotano intorno a Villa Massimo, in particolare con Leoncillo e Massimo Mazzacurati.
La sua produzione degli anni Cinquanta si caratterizza per un linguaggio prevalentemente informale e gestuale, attento alle qualità plastiche della materia. Realizza grandi vasi-scultura modellati a lucignolo, altorilievi e forme ceramiche nelle quali l’acromatismo e le tonalità metalliche sottolineano la forza espressiva della superficie.
Negli anni Sessanta la ricerca evolve verso forme più rigorose, essenziali e controllate, in sintonia con le tendenze minimaliste. La pratica gestuale lascia progressivamente spazio alla forma pura e alla ricerca sulla superficie, spesso attraverso l’uso del bianco e di raffinate variazioni tonali. A questa fase appartengono, tra gli altri, piatti di diverse fogge e contenitori ovoidali in bianco zinco satinato, oggi conservati nelle collezioni del MIC di Faenza.
Nel corso dei decenni successivi Muky amplia progressivamente la propria tavolozza cromatica: dall’iniziale predilezione per l’acromatismo e le tonalità metalliche passa a colori più intensi e vivaci, ai quali attribuisce spesso una precisa funzione simbolica. La ceramica diviene così uno spazio di continua sperimentazione tra forma, materia, colore e significato.
Parallelamente alla produzione scultorea, Muky sviluppa una ricerca pittorica e una particolare forma di poesia visiva, nella quale parola e materia si incontrano. Incide testi, versi, aforismi e dediche direttamente sullo smalto bianco crudo, trasformando la superficie ceramica in uno spazio di scrittura e dando vita a opere in cui espressione poetica e ricerca plastica si fondono.
A partire dagli anni Ottanta e Novanta la sua ricerca assume una dimensione sempre più simbolica e concettuale che prosegue anche nel nuovo. La materia ceramica diviene progressivamente veicolo di un pensiero che supera la dimensione puramente estetica per confrontarsi con temi etici, spirituali e universali.
Immagine in evidenza: Muky, Oltre Il Suono, 1967, Maiolica, Inv. 15911 (premio Dell’ente Nazionale Per L’artigianato E Le Piccole Industrie Al Xxv Concorso Internazionale Della Ceramica Di Faenza, 1967).




