Bruno Boari. Nelle carte dell’artista
Fino al 22 novembre 2026 il Museo civico del Risorgimento del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presenta la mostra “Bruno Boari – Nelle carte dell’artista”, a cura di Roberto Martorelli, un’opportunità di riscoperta della vicenda umana e artistica di un protagonista del Novecento bolognese attraverso un prezioso e inedito strumento di indagine: l’archivio documentario personale.
Dotato di grandi capacità tecniche, Bruno Boari (1896-1964) ha affrontato con successo diverse forme espressive tra cui la scultura monumentale pubblica e religiosa, la pittura di paesaggio a olio e ad acquerello, la medaglistica e la cartellonistica, ed è ricordato come esecutore di monumenti funebri tra i più importanti realizzati nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna nel corso del Novecento.
Grazie alla generosa donazione degli eredi Cristina, Andrea e Valentina Boari, nel 2025 è confluito al Museo civico del Risorgimento il fondo documentario dell’artista composto da migliaia di documenti, fotografie, libri, cataloghi, lettere autografe, circa 900 fogli tra disegni di piccole, medie e grandi dimensioni, lucidi ed eliografie.
L’esposizione di una selezione del materiale ricevuto, in gran parte inedito, integrato da medaglie, sculture e fotografie, si configura come prima attività pubblica di valorizzazione del prezioso lascito e punto di inizio per un approfondito lavoro di studio su Bruno Boari, grazie alla rete di collaborazioni costituitasi tra Museo civico del Risorgimento, Archivio Storico Comunale di Bologna e Associazione Amici della Certosa.
La conservazione e divulgazione di questo genere di documenti è fondamentale per la comprensione di un’artista, ancor più delle opere vere e proprie. Grazie al riordino di alcune delle carte di Bruno Boari, la storica dell’arte e curatrice indipendente Angela Madesani ha potuto pubblicare il saggio Bruno Boari. Un artista sottovoce (Nomos Edizioni, Busto Arsizio, 2022), la prima monografia che ha inteso ricostruire l‘intensa attività, lunga oltre quarant’anni, di questo artista libero e di grande valore, il cui lavoro è stato per troppo tempo ignorato dalla critica post-bellica. Un cammino, il suo, che si colloca perlopiù nella prima parte del XX secolo della storia del nostro Paese, segnato da due guerre mondiali e dalla presenza della dittatura, come uomo di buon carattere, assiduo lavoratore, politicamente conservatore e artista di autentico talento.
Nel corso della sua lunga attività, ha partecipato a molte esposizioni nazionali e realizzato diversi monumenti dedicati ai caduti della Grande Guerra. Inevitabilmente il suo lavoro si svolge durante il periodo del regime fascista, eseguendo diverse opere pubbliche monumentali. Il suo intervento è richiesto anche in diversi edifici sacri, l’opera più significativa è la cappella funeraria del cardinale Nasalli Rocca (1952), eseguita in bronzo e collocata nella cripta del Santuario della Madonna di San Luca, a Bologna. Nel Cimitero Monumentale della Certosa è attivo a partire dagli anni Trenta fino a pochi anni dalla morte, dove crea opere di grandi dimensioni in marmo e bronzo.
La valorizzazione pubblica del fondo Bruno Boari risulta particolarmente significativa anche per le vicende che lo hanno interessato prima della donazione al museo civico del Risorgimento. I materiali, infatti, sono stati salvati dagli eredi in seguito all’alluvione che ha colpito Bologna nell’ottobre 2024, grazie ad un ingente investimento economico che ne ha consentito il restauro conservativo affidato al Laboratorio degli Angeli di Bologna.
La grande mole di documentazione pervenuta al museo costituisce solo una parte di quella prodotta dallo scultore. Opere e carte dei primi anni di attività e del periodo fascista sono andati in gran parte perduti a causa dei bombardamenti che hanno investito Bologna tra 1943 e 1945. Boari stesso ci consegna una dettagliata descrizione dei danni subiti il 5 giugno 1944, con la distruzione pressoché totale del suo studio di via Mascarella 63. Il materiale sopravvissuto e poi prodotto dal 1945 al 1964 è stato infine suddiviso tra i due rami ereditari alla morte dello scultore, e uno solo è giunto al museo.
Pur con tutti questi passaggi, il materiale donato è di grande ricchezza ed interesse, consentendo di seguire la vita artistica dello scultore grazie ai diplomi, agli attestati ed ai carteggi; di comprendere il suo metodo di lavoro dal disegno all’opera finita, passando per studi e bozzetti; di seguirne la carriera attraverso i ritagli di giornali o dalla presenza nei cataloghi di mostre ed esposizioni locali, nazionali ed internazionali.
Un esempio fra tanti sono alcuni documenti che descrivono le difficoltà seguite alla fine della Seconda guerra mondiale. Boari, scultore di rilievo che tanto aveva lavorato per il regime durante il Ventennio, viene incluso tra le persone “che abbiano ricoperto cariche fasciste o siano incorsi in altri cause d’indegnità politica” e che quindi “debbano essere cancellate dalle liste elettorali” per tre anni. L’artista risponde al Comune descrivendo i motivi per cui ritiene di non dovere essere soggetto a epurazione.
Testimone del proseguimento della sua carriera pubblica, pur sottotono rispetto agli anni precedenti, è la documentazione che lo vede inserito nella commissione artistica voluta dal sindaco Giuseppe Dozza, per selezionare attraverso un concorso pubblico il progetto di realizzazione del Monumento ossario ai Partigiani caduti nella Certosa di Bologna.
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