Il libro nero della Lega - La truffa milionaria ai danni degli italiani

Il libro nero della Lega – La truffa milionaria ai danni degli italiani

La truffa milionaria ai danni degli italiani, le alleanze con personaggi impresentabili al Sud, le trame opache sullo scacchiere internazionale: tutta la verità sul partito di Matteo Salvini.

Che fine hanno fatto i 49 milioni di euro della truffa sui rimborsi elettorali architettata da Umberto Bossi e Francesco Belsito? Perché Matteo Salvini mente quando dice di non aver mai visto un euro di quel tesoro? Chi sono i nuovi finanziatori del partito oggi? E ancora, come mai il ministro dell’Interno per sfondare al Sud si è circondato di personaggi equivoci, riciclati, ex fascisti, condannati, indagati e con parentele su cui pesa il sospetto di contiguità con la mafia? Quali segreti si celano dietro le alleanze strette dal leader della Lega con Vladimir Putin e Donald Trump?

Un libro inchiesta svela per la prima volta le trame finanziarie e politiche del partito del ministro dell’Interno. È Il libro nero della Lega, una coraggiosa ricostruzione basata anche su importanti documenti fin qui inediti.

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Il libro nero della Lega – La truffa milionaria ai danni degli italiani
di Giovanni Tizian (Autore), Stefano Vergine (Autore)
Copertina flessibile: 336 pagine
Editore: Laterza (28 febbraio 2019)
Collana: I Robinson. Letture
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8858134052
ISBN-13: 978-8858134054
Peso di spedizione: 494 g

“Prima che il lettore inizi a scorrere le pagine che seguono, è utile soffermarsi sulla metodologia usata per realizzare questa inchiesta giornalistica. Ed è necessario spiegare anche il senso di questo lavoro durato quasi due anni.
Partiamo dal motivo che ci ha spinto a indagare sul partito dell’attuale vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini. C’è un fatto di cronaca rilevante da cui tutto ha inizio: il sequestro dei famosi 48, 9 milioni di euro. La somma, cioè, ottenuta con la truffa sui rimborsi elettorali. È il primo caso nella storia repubblicana. Da questo dato oggettivo ci siamo mossi per capire in quali rivoli si era disperso il tesoro padano lasciato in eredità da Umberto Bossi e ricercato dalla magistratura per la truffa orchestrata dallo stesso fondatore della Lega. Siamo partiti dunque da una sentenza dello Stato che un leader politico – diventato nel frattempo esponente di punta del governo – non può esimersi dal rispettare.
La seconda questione politicamente rilevante è la trasparenza. Ed è questione rilevante per qualunque partito o capo politico, non solo per la Lega. Un ministro ha il dovere di dire la verità agli italiani, ai cittadini, ai suoi elettori. Il giornalista, dal canto suo, ha l’obbligo di verificare che questo accada. È compito del cronista scovare contraddizioni ed eventuali menzogne. Accade in tutte le democrazie compiute: chi sta al governo, chi ricopre incarichi istituzionali, chi gestisce denaro pubblico è di per sé sottoposto al controllo dell’opinione pubblica, che ha diritto di conoscere i fatti e i retroscena.
Nel raccontare la storia dei soldi della Lega evaporati in pochissimo tempo, abbiamo raccolto anche una mole notevole di materiale che riguarda altri tre aspetti rilevanti: la selezione della nuova classe dirigente leghista in particolare nel Sud del Paese, i rapporti con la politica internazionale, la rete dei finanziamenti del partito di Matteo Salvini. Tutte notizie che hanno rilevanza pubblica, proprio perché riguardano una forza che governa il Paese.
Ognuno di noi ha diritto di sapere come si finanzia un movimento o un partito, soprattutto dopo l’abolizione dei finanziamenti pubblici da parte del governo di centrosinistra, una riforma che ha aperto le porte ai denari privati lasciando il campo, in alcuni casi, a opacità nella gestione di queste donazioni. Sono nate ad esempio fondazioni e associazioni fuori da ogni controllo: senza obbligo di rendere pubblici i nomi dei sostenitori e dei donatori. Il cittadino, secondo noi, ha invece il diritto di sapere chi foraggia un ministro, un senatore, un deputato, un sindaco o un assessore. Così come è diritto di ognuno di noi sapere se chi governa è appoggiato finanziariamente da denaro estero. Soprattutto se il leader in questione si professa nazionalista convinto.
Il lettore troverà, nelle tre parti in cui è diviso questo libro, molte informazioni. Alcune completamente inedite. È quindi corretto che sappia le fonti da noi utilizzate per scrivere Il libro nero della Lega. Persone in carne e ossa, carte interne al partito, documenti bancari, societari, pochi quelli giudiziari. Anzi, possiamo dire che grazie a parte delle notizie presenti nel testo sono iniziate alcune inchieste della magistratura, per esempio quelle sul reato di finanziamento illecito in corso a Roma e Bergamo, condotte dalle rispettive procure.
In questi due anni di lavoro, svolto anche per il settimanale “L’Espresso”, abbiamo avuto la possibilità di parlare con molte fonti interne al partito dei sovranisti, che hanno vissuto vari periodi storici: dal secessionismo di Bossi al nazionalismo di Salvini.
Ogni voce o pista indicata dalle fonti in carne e ossa è stata riscontrata recuperando documenti utili a confermare quanto da noi raccolto. In altri casi abbiamo riscontrato le notizie interpellando i diretti interessati, andando sui luoghi, controllando le sedi delle società, seguendo gli incontri. Anche quando abbiamo avuto la possibilità di consultare la corrispondenza interna del partito abbiamo verificato con i protagonisti ponendo loro domande, molte delle quali rimaste senza risposta.
Abbiamo avuto la possibilità di consultare numerosi estratti conto del partito dell’epoca di Maroni e di Salvini. Documenti che ci hanno permesso di ricostruire il flusso di denaro in uscita e il prosciugamento dei conti correnti.
Infine, abbiamo gli atti giudiziari. Ordinanze di arresto, informative di polizia e carabinieri, verbali di interrogatorio. Utili per verificare il curriculum di alcuni eletti, candidati e referenti territoriali in quota Lega per Salvini Premier. Ma anche per approfondire il profilo dei finanziatori della Lega.

È giusto precisare, perciò, che nel libro diamo conto del contenuto di alcune inchieste della magistratura ancora in corso, alcune non ancora giunte a processo, altre archiviate. Per tutti i personaggi coinvolti vale quindi il principio costituzionale (articolo 27) della presunzione di innocenza fino all’ultimo grado della Cassazione. In altri casi ancora riportiamo nomi di persone che sono citate negli atti investigativi ma non sono mai state processate e neppure indagate. Lo abbiamo fatto per descrivere il contesto in cui si muovono alcuni uomini del partito guidato da Matteo Salvini. Perché ciò che è di interesse pubblico non sempre ha una rilevanza penale. E il giornalista racconta anche ciò che non finisce nelle aule di tribunale. Naturalmente, anche per tutte le persone citate in relazione a questi atti di indagine vale la presunzione di innocenza”.
Giovanni Tizian, Stefano Vergine

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