Luigi Groto. L’uomo dell’impossibile
Il 7 settembre del 1541, ad Adria viene alla luce Luigi Groto, che il mondo conoscerà come il Cieco di Adria. La sua incredibile vicenda rivivrà a Rovigo, a Palazzo Roncale.
Luigi Groto, il Cieco di Adria era non vedente, eppure riuscì a dominare quasi ogni campo dello scibile dei suoi tempi. L’uomo dell’Impossibile riuscì a scrivere oltre 1300 poesie, 24 orazioni, due tragedie, tre commedie, due favole pastorali, un dramma sacro, Riuscì a intrattenere una fitta rete di relazioni con molti e importanti intellettuali europei. Ebbe il compito di illustrare al Doge e al Senato della Serenissima la necessità di quell’opera colossale – il Taglio del Po – che avrebbe per sempre modificato la geografia del Polesine, la terra in cui viveva ma di cui non aveva contezza visiva. Riuscì a mettere in scena opere teatrali e a interpretarle: nell’Edipo Re, che inaugurò il Teatro Olimpico di Vicenza, rivestì il ruolo di Tiresia. Riuscì ad approfondire e applicare studi astrologici, cabalistici, numerologici. Coltivò letture proibite (Erasmo da Rotterdam, Cornelio Agrippa, Machiavelli e altri) riuscendo non solo a salvarsi in un processo per eresia, ma anche ad ottenere l’incarico di “emendare” il Decamerone di Boccaccio.
Stimato e ammirato da molti contemporanei, venne tuttavia privato del suo sogno: una “lettura”, cioè una cattedra di insegnamento a Venezia, che gli fu assegnata solo quando era in punto di morte… È stato un uomo che della sua disabilità ha saputo fare un punto di forza, uno stimolo per fare di tutto e di meglio in ogni campo possibile.
Luigi Groto fu uno dei più noti intellettuali del Cinquecento europeo, ma a studiarlo, oggi, sono soprattutto studiosi presso Università straniere.
La mostra al Roncale consentirà anche al largo pubblico di conoscere la vicenda di un uomo, oltre che di un intellettuale, di eccezione. Uno scrittore che, definito “un moderno Omero italiano” da John Florio, fu elogiato da Ben Jonson, il cui teatro fu conosciuto e pure “utilizzato” da Molière e Shakespeare, e le cui poesie ammirate e tradotte in Europa, influenzarono quelle di Camoes, di Gongora, di Quevedo e furono anche messe in musica da musicisti come Monteverdi e Palestrina.
“Motivo di fondo della mostra su una personalità a lungo sottostimata e addirittura misconosciuta da una miope tradizione, è anche quello di portare a conoscenza del più vasto pubblico – affermano i curatori – l’eccezionalità della sua vicenda umana, oltre che culturale. Perché meritevole di una riflessione attuale se solo si pensi ai temi che Groto impersona: nella cecità, la determinazione mostrata negli interessi e nelle opere, con la forza della propria personalità; un’esperienza esemplare – oggi – per chiunque rifletta sulle potenzialità di ognuno, anche nelle condizioni di più grave svantaggio”.




