{"id":5632,"date":"2019-02-15T10:05:40","date_gmt":"2019-02-15T09:05:40","guid":{"rendered":"https:\/\/futurbrama.wordpress.com\/?p=4995"},"modified":"2019-11-23T23:31:01","modified_gmt":"2019-11-23T22:31:01","slug":"aurora-station-il-primo-hotel-nello-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/aurora-station-il-primo-hotel-nello-spazio\/","title":{"rendered":"Aurora Station, il primo hotel nello spazio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dormire tra le stelle e avere la sensazione (sul serio) di toccare il cielo con le dita.<br> Guardando la terra da lontano, da molto lontano.<br> Un privilegio che, in un futuro non cos\u00ec distante, potrebbe non essere pi\u00f9 ad appannaggio esclusivo di astronauti e multimilionari.<br> Nella corsa al turismo spaziale, con le dovute proporzioni, sembra allargarsi la platea dei potenziali clienti.<br> Si presenta cos\u00ec <strong>Aurora Space Station<\/strong>, il nuovo progetto di hotel nello spazio, annunciato lo scorso anno.<br> Una vera e propria struttura alberghiera orbitante che, nei piani dei suoi ideatori, dovrebbe vedere la luce <strong>entro la fine del 2022<\/strong>.<br> Tra meno di quattro anni.<br> A progettarla una startup americana &#8211; <strong><a href=\"https:\/\/www.orionspan.com\/\">Orion Span <\/a><\/strong>&#8211; con sede a Houston, in Texas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da fuori, guardando le immagini del prototipo diffuse dalla societ\u00e0 costruttrice, sembra un normale modulo spaziale. <br> Dentro, per\u00f2, nasconde un design ben diverso dalle classiche navicelle: due suite matrimoniali extra-lusso e obl\u00f2 panoramici (in numero maggior rispetto agli altri veicoli concorrenti) che trasformeranno la permanenza in orbita in un soggiorno turistico. <br> Lunga dieci metri e larga quattro (pi\u00f9 o meno come un jet privato), Aurora Station \u00e8 stata pensata per ospitare fino a sei passeggeri: quattro clienti e due persone d&#8217;equipaggio. <br> Verr\u00e0 lanciata a 200 miglia (circa <strong>350 chilometri<\/strong>) dalla superficie della Terra e <strong>i suoi tour dureranno 12 giorni<\/strong>. <br> Nel corso dei quali si potranno osservare 16 albe e altrettanti tramonti al giorno (il modulo completer\u00e0 un&#8217;orbita terrestre ogni 90 minuti). Ma anche sperimentare concretamente la vita in assenza di gravit\u00e0. Tra le attivit\u00e0 incluse nel pacchetto venduto: la possibilit\u00e0 di coltivare piante, di giocare a ping-pong, di fare sport&#8230;<br> (<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/scienze\/2019\/02\/04\/news\/aurora_station_in_arrivo_il_primo_hotel_nello_spazio_il_lancio_inaugurale_forse_gia_nel_2022-218299714\/\">segue<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">fonte: La Repubblica.it<br>di Marcello Gelardini<br>data: 04\/02\/2019<br>futurbrama: 2022<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/aurora-station-il-primo-hotel-nello-spazio_00.jpg\" alt=\"Aurora Station, il primo hotel nello spazio\" class=\"wp-image-4996\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dormire tra le stelle e avere la sensazione (sul serio) di toccare il cielo con le dita. Guardando la terra da lontano, da molto lontano. Un privilegio che, in un futuro non cos\u00ec distante, potrebbe non essere pi\u00f9 ad appannaggio esclusivo di astronauti e multimilionari. Nella corsa al turismo spaziale, con le dovute proporzioni, sembra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5633,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[187,382,422,423,503,613,767],"class_list":["post-5632","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-futurbrama","tag-aurora-space-station","tag-futuro","tag-hotel","tag-houston","tag-la-repubblica","tag-orion-span","tag-texas"],"blocksy_meta":{"styles_descriptor":{"styles":{"desktop":"","tablet":"","mobile":""},"google_fonts":[],"version":8}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5632","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5632"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5632\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7467,"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5632\/revisions\/7467"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5633"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5632"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5632"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/futurbrama\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5632"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}