{"id":25156,"date":"2023-02-02T06:30:00","date_gmt":"2023-02-02T05:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/altermedia\/?p=25156"},"modified":"2023-02-02T18:52:20","modified_gmt":"2023-02-02T17:52:20","slug":"coesistere-con-i-grandi-predatori-uno-studio-sulle-interazioni-tra-esseri-umani-e-grandi-carnivori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/altermedia\/coesistere-con-i-grandi-predatori-uno-studio-sulle-interazioni-tra-esseri-umani-e-grandi-carnivori\/","title":{"rendered":"Coesistere con i grandi predatori. Uno studio sulle interazioni tra esseri umani e grandi carnivori"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo studio, condotto dal <a href=\"https:\/\/www.muse.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MUSE Museo delle Scienze<\/a> insieme a una trentina di enti di ricerca internazionali e pubblicato su PLOS Biology, ha raccolto e analizzato 70 anni di segnalazioni relative ad attacchi a persone da parte di 12 specie di grandi carnivori in tutto il mondo. Identificati i principali fattori che determinano il verificarsi di questi attacchi e le specie principalmente coinvolte (felidi e canidi).\u00a0Si tratta del primo studio globale su questo tema.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I grandi carnivori da sempre affascinano e ispirano le societ\u00e0 umane, ma possono allo stesso tempo costituire una minaccia per le persone che si trovano a dover condividere con loro ambiente e risorse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Seppure si tratti di&nbsp;<strong>eventi molto rari<\/strong>,&nbsp;<strong>gli attacchi dei grandi carnivori&nbsp;<\/strong>alle persone rappresentano&nbsp;<strong>una delle sfide di conservazione e coesistenza pi\u00f9 complesse<\/strong>, in quanto possono influire, direttamente o indirettamente, anche sulla conservazione dei grandi carnivori stessi. Gli animali coinvolti in questi eventi, infatti, vengono spesso abbattuti o rimossi durante o dopo l\u2019incidente. Inoltre, anche grazie all\u2019attenzione mediatica che attirano, questi eventi possono influenzare drasticamente le attitudini delle persone nei confronti delle specie coinvolte.&nbsp;<strong>\u00c8 quindi prioritario riuscire a ridurre questo tipo di incidenti<\/strong>&nbsp;e &#8211; a tal fine &#8211;&nbsp;<strong>risulta fondamentale acquisire conoscenze approfondite sulle dinamiche e sui fattori che possono aumentarne il rischio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In alcune regioni del mondo, inclusa l\u2019Europa, i grandi carnivori&nbsp;<strong>stanno ricolonizzando i loro areali storici<\/strong>, a seguito di diverse trasformazioni sia ambientali che socioeconomiche. Questo ritorno ha portato popolazioni di grandi carnivori a&nbsp;<strong>insediarsi in aree in cui gli habitat sono frammentati e occupati da citt\u00e0, strade, terreni agricoli, e altre attivit\u00e0 umane<\/strong>. In queste aree, i conflitti possono essere particolarmente aspri, poich\u00e9 le persone non sono pi\u00f9 abituate a convivere con i grandi predatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In altre aree del mondo, invece, le popolazioni di grandi carnivori sono in declino&nbsp;<\/strong>a causa dell&#8217;espansione delle popolazioni umane che causano distruzione, frammentazione e degrado degli habitat. In entrambi gli scenari, la stretta coesistenza che ne deriva comporta inevitabilmente un aumento delle interazioni con le comunit\u00e0 locali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un nuovo studio pubblicato sulla rivista PLOS Biology la ricercatrice del MUSE, insieme a diversi altri esperte ed esperti internazionali, ha raccolto e analizzato<strong>&nbsp;oltre 5000 casi&nbsp;<\/strong>di attacchi alle persone registrati&nbsp;<strong>tra il 1950 e il 2019.<\/strong>&nbsp;La ricerca si \u00e8 concentrata sulle specie di grandi carnivori terrestri maggiormente coinvolte in questo tipo di conflitti, tra cui anche<strong>&nbsp;tigri, leoni, orsi e lupi<\/strong>&nbsp;e ha considerato solamente quelle interazioni in cui il contatto fisico con l\u2019animale ha portato al ferimento o alla morte della persona coinvolta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019indagine ha evidenziato&nbsp;<strong>interessanti differenze negli scenari e nelle frequenze<\/strong>&nbsp;in cui avvengono queste interazioni negative. Differenze legate sia alla&nbsp;<strong>diversa ecologia delle specie considerate<\/strong>, sia al&nbsp;<strong>contesto socioeconomico e ambientale locali.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli attacchi avvenuti nelle&nbsp;<strong>aree cosiddette \u201cad alto reddito\u201d<\/strong>, come ad esempio Europa e Nord America, si sono verificati pi\u00f9 comunemente mentre le&nbsp;<strong>persone coinvolte stavano svolgendo attivit\u00e0 ricreative<\/strong>, come escursionismo, campeggio o passeggiate con i cani,&nbsp;mentre&nbsp;<strong>quasi il 90% degli attacchi registrati nelle aree geografiche \u201ca basso reddito\u201d&nbsp;<\/strong>si \u00e8 verificato durante&nbsp;<strong>attivit\u00e0 di sostentamento come l&#8217;agricoltura, la pesca o il pascolo del bestiame.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>\u201cFelidi e canidi&nbsp;<\/em><\/strong>\u2013 spiega la&nbsp;<strong>ricercatrice del MUSE Giulia Bombieri&nbsp;<\/strong>&#8211;<em>&nbsp;sono risultati i gruppi di specie maggiormente coinvolti in&nbsp;<strong>attacchi predatori<\/strong>, i pi\u00f9 letali per le persone, mentre&nbsp;<strong>gli attacchi da parte di orsi sono quasi sempre difensivi,<\/strong>&nbsp;per esempio nei casi in cui questi vengono inavvertitamente sorpresi a distanza ravvicinata, oppure in difesa dei cuccioli o di fonti di cibo. La maggior parte degli&nbsp;<strong>attacchi mortali<\/strong>&nbsp;\u00e8 stata registrata nei Paesi a basso reddito, nei quali si \u00e8 verificata gran parte degli attacchi predatori da parte di grossi felidi come leoni e tigri\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Notevoli differenze sono state riscontrate anche nelle circostanze e frequenze di attacchi da parte della stessa specie in aree geografiche divers<\/strong>e, a dimostrazione di come il contesto ambientale e socioeconomico umano siano fattori determinanti nel definire la tipologia di rapporti e interazioni tra persone e grandi carnivori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo autrici e autori, gli&nbsp;<strong>approcci per ridurre questo tipo di conflitti&nbsp;<\/strong>dovrebbero quindi essere adattati non solo alle specie, ma anche al&nbsp;<strong>contesto socioeconomico e ambientale in cui si opera.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Appare chiaro che nei&nbsp;<strong>Paesi ad alto reddito<\/strong>, dove la maggior parte delle interazioni con i grandi predatori avviene quando le persone entrano in aree frequentate dai grandi carnivori per svolgere attivit\u00e0 ricreative e dove gli attacchi sono soprattutto una conseguenza di comportamenti inappropriati da parte delle persone,&nbsp;<strong>campagne di educazione rivolte a visitatori e residenti&nbsp;<\/strong>nelle aree con grandi carnivori sui comportamenti da adottare possono risultare efficaci per ridurre in maniera importante questo rischio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, nei\u00a0<strong>Paesi a basso reddito<\/strong>, dove la\u00a0<strong>coesistenza con i grandi carnivori \u00e8 per lo pi\u00f9 involontaria e obbligata<\/strong>, e gli attacchi di tipo predatorio sono pi\u00f9 frequenti, le strategie per migliorare la coesistenza tra comunit\u00e0 locali e grandi predatori sono sicuramente pi\u00f9 complesse e\u00a0<strong>rappresentano una sfida importante<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><a href=\"http:\/\/journals.plos.org\/plosbiology\/article?id=10.1371\/journal.pbio.3001946\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Leggi l\u2019articolo in PLOS Biology<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immagine in evidenza: Leopardo. Foto di Giulia Bombieri (part.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo studio, condotto dal MUSE Museo delle Scienze insieme a una trentina di enti di ricerca internazionali e pubblicato su PLOS Biology, ha raccolto e analizzato 70 anni di segnalazioni relative ad attacchi a persone da parte di 12 specie di grandi carnivori in tutto il mondo. 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