{"id":36422,"date":"2026-10-08T08:20:00","date_gmt":"2026-10-08T06:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/altermedia\/?post_type=mec-events&#038;p=36422"},"modified":"2026-10-08T17:03:07","modified_gmt":"2026-10-08T15:03:07","slug":"faraway-cinema-otto-film-dallafrica-dallamerica-e-dallasia","status":"publish","type":"mec-events","link":"https:\/\/www.redazionecultura.it\/altermedia\/eventi\/faraway-cinema-otto-film-dallafrica-dallamerica-e-dallasia\/","title":{"rendered":"&#8220;Faraway Cinema&#8221;, otto film dall\u2019Africa, dall\u2019America e dall\u2019Asia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giunta alla sua quinta edizione, la rassegna cinematografica di Palazzo Grassi, curata da Dominique Pa\u00efni, torna ogni mercoled\u00ec dal 14 ottobre al 2 dicembre 2026 alle ore 18:30, con Faraway Cinema, un programma di otto film dall&#8217;Africa, dall&#8217;America e dall&#8217;Asia. Le opere filmiche selezionate mettono in relazione la storia del cinema e la produzione contemporanea con le ricerche degli artisti protagonisti delle mostre in corso a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, Lorna Simpson, Michael Armitage, Paulo Nazareth e Amar Kanwar, attraverso epoche, geografie e linguaggi differenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per accompagnare il pubblico alla scoperta della rassegna, Palazzo Grassi propone un ulteriore percorso di esplorazione sui propri canali social rinnovando la collaborazione con il giornalista ed esperto di cinema Mattia Carzaniga. Otto video introduzioni anticipano ogni appuntamento, fornendo il contesto e uno sguardo alternativo sui film in programma, con un nuovo episodio ogni luned\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il programma prende avvio il 14 ottobre con Shadows (1959, 87&#8242;) di John Cassavetes, ambientato nella New York della fine degli anni Cinquanta e incentrato sulle vicende di tre giovani afroamericani. Nato dall&#8217;esperienza dell&#8217;improvvisazione \u2013 come ricorda lo stesso Cassavetes \u2013 e profondamente influenzato dalla musica jazz, il film fonde finzione e vita reale, anticipando alcune delle trasformazioni che avrebbero segnato il cinema contemporaneo. Il film rimane impresso nella memoria anche pi\u00f9 di sessant&#8217;anni dopo, e Lorna Simpson ne \u00e8 l&#8217;erede. Le figure dei suoi personaggi, disseminate nei collage fotografici, fanno eco alle rotture di montaggio delle immagini del film.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un ulteriore legame con il lavoro di Lorna Simpson \u00e8 dato da Imitation of Life (1959, 125&#8242;) di Douglas Sirk, proiettato il 21 ottobre. Capolavoro del melodramma hollywoodiano, il film affronta questioni legate a razzismo, discriminazioni e identit\u00e0, attraverso la storia di una donna nera, bambinaia e domestica di un&#8217;attrice, e di sua figlia, costretta all&#8217;umiliazione per il suo essere meticcia. La sontuosit\u00e0 della messa in scena, costruita attraverso il Technicolor e scenografie urbane ricostruite in studio, contrasta con la violenza delle dinamiche sociali raccontate dal film. Ma, come nell&#8217;arte di Simpson, emerge la bellezza di un&#8217;umanit\u00e0 fatta di mescolanze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rassegna si sposta nel Brasile di Paulo Nazareth. Il 28 ottobre viene proiettato I&#8217;m Still Here (2024, 137&#8242;) di Walter Salles, un film che attraversa cinquant&#8217;anni di storia sociale e politica brasiliana attraverso la vicenda di una famiglia segnata dalla dittatura militare. La ricerca del padre, rapito dalla polizia politica \u2013 ispirato a storie realmente accadute \u2013, diventa il filo attraverso cui il film intreccia memoria privata e memoria collettiva, raccontando la repressione e le sparizioni attraverso le tracce lasciate nella vita quotidiana e nella musica popolare. Le arie musicali strutturano la cronologia delle epoche, accrescendo la lacerazione tragica della tortura e delle sparizioni, in un vero e proprio \u00abdocumentario-musicale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 4 novembre \u00e8 la volta di Black God, White Devil (1964, 120&#8242;) di Glauber Rocha, opera simbolo del Cinema Novo brasiliano. Ambientato nel nord-est del Paese, il film racconta una popolazione affamata che reagisce a una situazione senza via d&#8217;uscita attraverso la violenza, il misticismo e la disperazione. In una terra arida e bruciata, attraversata da figure leggendarie e rituali, Rocha costruisce un&#8217;opera in cui la dimensione politica si intreccia con quella mitica e visionaria. Elementi che entrano in risonanza con la pratica di Paulo Nazareth quando associa la rivolta, gli incantesimi e una serie di rituali improvvisati a un&#8217;ambizione fatta di umorismo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;11 novembre il percorso prosegue in Asia con Ta&#8217;ang (2016, 148&#8242;) di Wang Bing, dedicato alla fuga di una comunit\u00e0 della minoranza etnica birmana, i Ta&#8217;ang, della regione di Kokang, in Myanmar, al confine con la Cina. Bambini, donne e anziani attraversano montagne poco battute per cercare rifugio. Il regista stesso si \u00e8 unito a questa fuga accompagnando l&#8217;esperienza di esilio e precariet\u00e0 di questa comunit\u00e0. Attraverso una scrittura documentaria capace di trasformare la fuga in un&#8217;esperienza di forte tensione cinematografica, Wang Bing restituisce la dimensione umana dei conflitti contemporanei. Il film viene presentato in relazione alla ricerca di Amar Kanwar, che nel corso della sua pratica artistica ha rivolto particolare attenzione alle conseguenze delle catastrofi umanitarie e alle condizioni di sopravvivenza delle comunit\u00e0 colpite da conflitti e violenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 18 novembre segue Santosh (2024, 128&#8242;) di Sandhya Suri, ambientato nell&#8217;India contemporanea e costruito come un&#8217;indagine poliziesca condotta da due donne. Attraverso una narrazione spettacolare e serrata, il film affronta le disuguaglianze sociali, la misoginia, i conflitti generazionali e le strutture di potere. La dimensione documentaria e l&#8217;attenzione alla realt\u00e0 sociale avvicinano la ricerca della regista a quella di Amar Kanwar, anch&#8217;egli interessato alla relazione tra immagini, testimonianza e realt\u00e0 politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli ultimi due appuntamenti sono in dialogo con la ricerca artistica di Michael Armitage. Il 25 novembre \u00e8 in programma La Noire de\u2026 (1966, 65&#8242;) di Ousmane Semb\u00e8ne, scrittore e cineasta di origine senegalese tra i protagonisti della nascita del cinema africano contemporaneo. Impegnato fin da giovane nella lotta per l&#8217;indipendenza politica e l&#8217;autonomia degli Stati africani, Semb\u00e8ne racconta la storia di una giovane donna senegalese che, trasferitasi in Francia per lavorare come domestica, si trova progressivamente privata della propria dignit\u00e0 e identit\u00e0. Attraverso la sua vicenda personale, il regista affronta le conseguenze del colonialismo, dello sfruttamento e dell&#8217;esilio, temi che attraversano anche la ricerca di Armitage e il suo rapporto con la memoria della schiavit\u00f9 e della storia coloniale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiude il ciclo, il 2 dicembre, Rafiki (2018, 83&#8242;) di Wanuri Kahiu, ambientato a Nairobi, citt\u00e0 natale di Armitage. Il titolo viene dal termine familiare usato da ragazze e ragazzi giovani per nominare il segreto della loro relazione, fatta di affetto e desiderio omosessuale. Al centro del film \u00e8 infatti la relazione tra due giovani donne appartenenti a classi sociali differenti, il cui amore si confronta con la repressione sociale, religiosa e culturale. Attraverso una storia intima, il film racconta una societ\u00e0 keniota in trasformazione e riflette sui temi della libert\u00e0 individuale, dell&#8217;identit\u00e0 e del desiderio, restituendo al tempo stesso un&#8217;immagine della dimensione urbana di Nairobi lontana da ogni sguardo esotizzante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FARAWAY CINEMA<br>A cura di Dominique Pa\u00efni<br>14 ottobre, ore 18:30 \u2013 Shadows<br>21 ottobre, ore 18:30 \u2013 Imitation of Life<br>28 ottobre, ore 18:30 \u2013 I&#8217;m Still Here<br>4 novembre, ore 18:30 \u2013 Black God, White Devil<br>11 novembre, ore 18:30 \u2013 Ta&#8217;ang<br>18 novembre, ore 18:30 \u2013 Santosh<br>25 novembre, ore 18:30 \u2013 La Noire de\u2026<br>2 dicembre, ore 18:30 \u2013 Rafiki<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ingresso libero sino a esaurimento posti<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immagine in evidenza: Black God, White Devil (1964).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giunta alla sua quinta edizione, la rassegna cinematografica di Palazzo Grassi, curata da Dominique Pa\u00efni, torna ogni mercoled\u00ec dal 14 ottobre al 2 dicembre 2026 alle ore 18:30, con Faraway Cinema, un programma di otto film dall&#8217;Africa, dall&#8217;America e dall&#8217;Asia. 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