Il 29 Maggio del 1835, a Firenze nasceva Michele Gordigiani, che è stato un celebre pittore, noto soprattutto per la sua abilità ritrattistica, apprezzata sia in Italia che all’estero.
Proveniva da una famiglia di artisti: il padre Luigi era un noto musicista e la madre discendeva dal celebre chitarrista Mauro Giuliani. Studiò inizialmente scultura con Lorenzo Bartolini e poi pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Giuseppe Bezzuoli. Fu influenzato in gioventù dal purismo di Luigi Mussini. Iniziò con soggetti storici e mitologici, ma si affermò come ritrattista, esponendo per la prima volta nel 1854. Frequentò il Caffè Michelangiolo, epicentro del movimento macchiaiolo, stringendo amicizia con Fattori, Signorini e altri artisti innovatori. Già nel 1856 realizzò autoritratti e ritratti celebri come quelli di Robert e Elizabeth Barrett Browning. Dal 1861, con il successo all’Esposizione Nazionale di Firenze, la sua fama esplose: ritrasse Vittorio Emanuele II, Cavour, la regina Vittoria d’Inghilterra, e membri delle più importanti casate europee. Nel 1862 sposò Gabriella Coujère, da cui ebbe quattro figli, tra cui Eduardo, anch’egli pittore. Fu anche mentore di Giovanni Boldini, che ospitò nel proprio studio. Gordigiani era meticoloso nei dettagli, riflesso dell’insegnamento purista: curava ogni elemento del ritratto – volto, mani, abiti e sfondo – per esprimere il carattere e lo status sociale del soggetto.
Nel corso della sua carriera ritrasse membri di molte case reali (Savoia, Portogallo, Inghilterra) e dell’alta società europea, consolidando la propria fama. Fece viaggi frequenti a Londra, Parigi e New York, dove operò anche il figlio Eduardo. Nel 1896 si recò persino in Siam per ritrarre la famiglia reale. Verso la fine dell’Ottocento partecipò a esposizioni internazionali (Vienna 1873, Parigi 1889, Biennale di Venezia 1897). Oltre ai ritratti, si dedicò occasionalmente alla pittura di paesaggio, di storia e di genere. Eseguì anche ritratti in costume di familiari.
Rimase fedele a uno stile accademico, rifiutando le innovazioni impressioniste. Nel 1909 si trasferì brevemente in America, ma morì poco dopo, il 7 ottobre a Firenze. Fu molto amato e stimato, con numerosi allievi.
Le sue opere sono conservate in importanti musei italiani e stranieri, tra cui il Museo di Capodimonte, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e Palazzo Pitti a Firenze.
Questa mia opera realizzata con la tecnica della “Computer Art” è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa