Ricordo del drammaturgo e scrittore Samuel Beckett

Ricordo del drammaturgo e scrittore Samuel Beckett

Il 13 Aprile del 1906, a Foxrock, vicino a Dublino, in Irlanda, nasceva Samuel Beckett, che è stato drammaturgo, scrittore, poeta, sceneggiatore e traduttore.
Visse un’infanzia serena e frequentò il Port Royal School, già noto per aver accolto Oscar Wilde.
Fin da giovane mostrò un carattere introverso e tormentato, incline alla solitudine, e questo disagio interiore sarà una costante della sua vita.
Fu uno studente brillante e, sorprendentemente, anche un ottimo sportivo.
Si appassionò agli studi classici, in particolare a Dante, diventandone esperto.
Tuttavia, la sua ipersensibilità lo portò a isolarsi sempre più, mostrando segni di quella che oggi si definirebbe depressione.

Nel 1928 si trasferì a Parigi con una borsa di studio: qui trovò ispirazione e iniziò a frequentare l’ambiente letterario, entrando in contatto con James Joyce, che diventò suo mentore.
Iniziò a scrivere e pubblicò il poema “Whoroscope”, vincendo un premio.
Approfondì lo studio di Proust, e la riflessione sull’autore lo spinse a cambiare vita, viaggiando per l’Europa e vivendo con eccessi.
Nel 1937 si stabilì a Parigi, dove conobbe Suzanne Dechevaux-Dumesnil, futura moglie.
Durante la Seconda guerra mondiale, partecipò alla Resistenza francese come traduttore.
Dopo la guerra, tornò a Parigi ma affrontò difficoltà economiche.
Tra il 1945 e il 1950 scrisse le sue opere più importanti, tra cui i romanzi “Malloy”, “Malone muore”, “L’innominabile”, e il celebre dramma “Aspettando Godot” (1953), che lo consacrò come esponente del teatro dell’assurdo.
In esso, due uomini attendono invano un misterioso “Godot”, simbolo dell’incomunicabilità e del vuoto esistenziale.
Nel 1957 mise in scena “Finale di partita”, altra pietra miliare della sua produzione.
Le sue opere teatrali si distinguono per lo stile spoglio, dialoghi essenziali e tematiche profonde come la solitudine, la perdita di Dio, l’incomunicabilità e il nichilismo.
Il suo linguaggio è asciutto, ironico e ricco di significati simbolici, al punto da ispirare anche il mondo musicale, in particolare Morton Feldman.
Nel 1969 riceve il Premio Nobel per la Letteratura.
Continuò a scrivere fino alla morte, avvenuta a Parigi nel1989.

Questa mia opera realizzata a pastello seppia è in suo omaggio e memoria.
Bruno Pollacci
Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa