"La Reginetta di Leenane" di Martin McDonagh

“La reginetta di Leenane” di Martin McDonagh

“La reginetta di Leenane”, primo grande successo del pluripremiato autore angloirlandese Martin McDonagh, esponente del teatro contemporaneo e del grottesco, noto per il suo stile crudo, ironico e spietatamente realistico torna nella Sala Grande al Teatro Franco Parenti. In scena dall’8 Ottobre al 2 Novembre il thriller psicologico interpretato da Ambra Angiolini e Ivana Monti e diretto da Raphael Tobia Vogel. Lo spettacolo è ambientato nel villaggio di Leenane, una remota comunità della Contea di Galway affacciata sull’Atlantico. Il testo racconta l’asfissiante convivenza tra madre e figlia, in un contesto segnato dall’isolamento, dalla povertà e da legami familiari profondamente corrosi. Protagoniste dello scontro, Ambra Angiolini nel ruolo di Maureen e Ivana Monti in quello della madre Mag. Accanto a loro, Stefano Annoni interpreta Patrick, e Edoardo Rivoira il giovane Ray.

LA TRAMA
Maureen Folan ha quarant’anni e vive da sempre con l’anziana madre Mag in una casa isolata tra le colline della Contea di Galway nell’Irlanda rurale degli anni Novanta, immobile e senza prospettive. Il loro legame si è trasformato in una prigione emotiva fatta di dipendenza, silenzi e piccoli ricatti quotidiani. Mag è fragile e manipolatrice, Maureen aspra e sola: la loro convivenza è un meccanismo doloroso che si ripete identico giorno dopo giorno. Il ritorno in paese di Patrick Dooley, vecchia conoscenza di Maureen emigrato in Inghilterra, apre alla donna uno spiraglio: la possibilità di una vita nuova, lontana da quella casa. Mag, incapace di accettare la solitudine, agisce con strategica crudeltà: una lettera nascosta, una verità taciuta e una speranza infranta scatenano un lento scivolamento verso l’abisso, dove la vicinanza diventa veleno e il rancore si trasforma in rabbia. In questo spazio claustrofobico, Martin McDonagh costruisce una tensione costante, fatta di gesti minimi e parole taglienti, dove ogni personaggio si muove sul confine ambiguo tra vittima e carnefice.

I TEMI
La reginetta di Leenane è una tragedia quotidiana, impastata di humour nero, solitudine e crudeltà repressa. Un dramma che scava nelle ferite dei legami familiari, nella paura di restare soli, nel senso di immobilità di chi vive in un mondo dove nulla cambia, se non in peggio. Al centro, un tema disturbante e drammaticamente attuale: la violenza psicologica all’interno della famiglia, il luogo che per eccellenza dovrebbe proteggere. McDonagh non mostra mai il colpo, ma lascia che siano le parole, i silenzi e le abitudini tossiche a scavare voragini emotive. La dipendenza – dalla madre, da un’idea d’amore, da un bisogno mai nominato – diventa gabbia. Ma il dramma si spinge oltre, evocando una riflessione più ampia: quando le parole falliscono, quando l’intimità diventa prigione e il dolore non trova altra via d’uscita, la violenza – anche la più estrema – si insinua come unica soluzione percepita. Un meccanismo oscuro che risuona, inquieto e familiare, nelle crepe del nostro presente. McDonagh stempera questa tensione con un umorismo nero che fa ridere e poi raggelare, interrogando lo spettatore sul confine sottile tra amore e possesso, tra cura e dominio. Una storia di donne che si feriscono, perché nessuno ha insegnato loro ad amarsi senza distruggersi.

L’AUTORE
Martin McDonagh è un drammaturgo, sceneggiatore e regista teatrale e cinematografico, considerato dalla critica come una delle menti creative più brillanti della nostra contemporaneità. Di origini irlandesi ma nato e cresciuto a Londra, conquista il successo soli ventisei anni con la sua prima opera teatrale, The Beauty Queen of Leenane (La reginetta di Leenane), primo capitolo della Trilogia di Leenane, interamente scritta in un solo anno. Con questo debutto folgorante, McDonagh si impone sulla scena londinese e raggiunge un traguardo storico: nel 1997 diventa il primo autore, dopo William Shakespeare, ad avere quattro spettacoli rappresentati contemporaneamente nei principali teatri del West End. La sua drammaturgia, profondamente radicata nella tradizione irlandese, è attraversata da una lingua tagliente, da personaggi marginali e da un uso spiazzante del grottesco e della violenza, come dimostrano opere di culto quali The Pillowman, The Lieutenant of Inishmore e A Behanding in Spokane. I suoi testi mettono in scena paesaggi interiori tormentati, famiglie disfunzionali, solitudini estreme e una contemporaneità lucida, aspra, in cui i legami si fanno prigioni. Nel 2004, forte di una reputazione ormai consolidata, McDonagh si affaccia anche al mondo del cinema. Il passaggio è immediatamente coronato dal successo: con il suo primo cortometraggio, Six Shooter, vince l’Oscar. Da lì prende avvio una straordinaria carriera anche dietro la macchina da presa, firmando pellicole divenute vere e proprie icone della Settima Arte, come In Bruges – La coscienza dell’assassino, Tre manifesti a Ebbing, Missouri (due Oscar nel 2018) e Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin), suo ultimo lavoro, presentato nel 2023 e candidato a nove Academy Awards, vincitore di otto Golden Globe. Martin McDonagh è oggi un autore totale, capace di attraversare e fondere linguaggi diversi con una visione inconfondibile, feroce e poetica allo stesso tempo, che continua a sorprendere e scuotere pubblico e critica di tutto il mondo.

IL REGISTA
Raphael Tobia Vogel inizia la sua carriera come assistente alla regia per cinema e televisione, collaborando con grandi nomi come Pupi Avati – con cui lavora in quattro produzioni tra film e fiction – e Gabriele Salvatores. Per Rai – Radiotelevisione Italiana, cura la regia di due documentari: uno dedicato alle regioni italiane, l’altro a Gerusalemme. Nel 2016 debutta come regista teatrale con Per strada, di Francesco Brandi, avviando una collaborazione artistica che prosegue con Buon anno ragazzi, spettacolo sull’incomunicabilità che gli vale nel 2018 il Premio Nazionale Franco Enriquez come miglior regista under 35. Seguono Marjorie Prime (2019) di Jordan Harrison, raffinato testo finalista al Premio Pulitzer che indaga i temi della memoria, identità e intelligenza artificiale e Mutuo soccorso, una commedia sul conflitto generazionale ambientata in un condominio. Il salto di maturità artistica arriva con i suoi due ultimi lavori molto amati da pubblico e critica, che segnano un punto di svolta nella sua ricerca teatrale: Costellazioni (2022) di Nick Payne, una delicata e profonda esplorazione dei rapporti di coppia attraverso il prisma della fisica quantistica, del caso e del libero arbitrio, con protagonisti Elena Lietti e Pietro Micci. Lo spettacolo si distingue per la sua sensibilità registica e l’equilibrio tra complessità drammaturgica e limpidezza narrativa. Scene da un matrimonio (2024), nell’adattamento di Alessandro D’Alatri dal celebre testo di Ingmar Bergman, è un’analisi intima e intensa della fragilità e forza dell’istituzione matrimoniale. Messo in scena con una regia essenziale e rigorosa, interpretato da Fausto Cabra e Sara Lazzaro, lo spettacolo ottiene, così come Costellazioni, sold out in tutte le repliche al Teatro Franco Parenti e un ampio consenso della critica.

Oltre alla rassegna La Grande Età, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ravasi Garzanti, lo spettacolo rientra anche nel ciclo Il Teatro è donna, che il Parenti organizza con la partnership culturale del settimanale Grazia e in collaborazione con Cristalfarma. Il progetto vede protagoniste alcune tra le più importanti figure femminili della scena, come Ambra Angiolini, Ivana Monti, Sonia Bergamasco, Giuliana De Sio, Rosita Celentano e Lucrezia Lante della Rovere.

8 Ottobre – 2 Novembre
LA REGINETTA DI LEENANE
di Martin McDonagh
traduzione italiana Marta Gilmore
con Ambra Angiolini,  Ivana Monti,
Stefano Annoni,  Edoardo Rivoira
regia Raphael Tobia Vogel
scene Angelo Linzalata
luci Oscar Frosio
costumi Simona Dondoni
musiche Andrea Cotroneo
produzione Teatro Franco Parenti
assistente alla regia Beatrice Cazzaro
direttore di scena Mattia Fontana
elettricista Gianni Gajardo
fonico Marco Introini
sarta Evelin Cacace
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
costumi realizzati dalla sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
Si ringrazia Fausto Cabra per aver prestato la sua voce
In accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Knight Hall Agency Ltd

Immagine in evidenza
Ivana Monti e Ambra Angiolini ne La Reginetta di Leenane di Martin McDonagh – Regia di Raphael Tobia Vogel

The event is finished.

Data

08 Ott 2025 - 02 Nov 2025
Expired!

Luogo

MILANO - TEATRO FRANCO PARENTI
Via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Sito web
https://www.teatrofrancoparenti.it/
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