"La gatta sul tetto che scotta" di Tennessee Williams

“La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams

Considerato uno dei testi più controversi e potenti del teatro americano del Novecento, torna sulle scene italiane La gatta sul tetto che scotta. Nella sala Grande del Teatro Franco Parenti dal 10 al 15 Febbraio una versione che restituisce la radicalità originaria voluta dall’autore; traduzione di Monica Capuani, regia di Leonardo Lidi.
Con questo spettacolo il regista prosegue il proprio percorso artistico sui grandi autori del Novecento, tornando a Tennessee Williams dopo l’esperienza con Cechov. Un ritorno che non guarda al passato con nostalgia, ma utilizza il repertorio come materia viva per interrogare il presente e le sue contraddizioni.

Ambientata nel Sud degli Stati Uniti, la vicenda si svolge durante il compleanno di Big Daddy Pollitt, potente proprietario terriero, riunito con la famiglia nella grande tenuta del Mississippi. L’uomo ignora di essere affetto da un cancro terminale, mentre attorno a lui si consuma una feroce battaglia per l’eredità. In questo contesto emergono le fratture profonde che attraversano la famiglia: l’avidità di Gooper e Mae, l’ipocrisia della madre, il silenzio autodistruttivo di Brick e la disperata determinazione di Maggie, la “gatta”, che rifiuta di precipitare nel vuoto sociale ed economico da cui proviene. Il cuore drammatico dell’opera risiede nel rapporto tra Brick e Maggie: un matrimonio privo di intimità, segnato dall’alcolismo di lui e dal lutto irrisolto per la morte di Skipper, l’amico fraterno la cui presenza aleggia come un fantasma. La regia di Lidi rende visibile questo spettro, trasformandolo in una figura che attraversa la scena e porta con sé la verità, mentre la famiglia si aggrappa a una rappresentazione falsa di sé.

Lidi affronta il dramma come un dispositivo politico ed emotivo, capace di parlare direttamente al presente attraverso la messa a nudo delle dinamiche familiari, delle ipocrisie sociali e delle forzature ideologiche legate all’identità, al genere e alla sessualità. La messinscena costruisce uno spazio astratto e simbolico: dentro una scenografia bianca e marmorea – tomba di e della famiglia – si consuma il dramma crudo e irriverente che valse il secondo Pulitzer al grande drammaturgo. In questa regia, il testo è più nudo e contemporaneo che mai e ritrova la sua scomoda verità: non un melodramma ma un “ridicolo presepe vivente” – come lo definiva lo stesso autore – in cui ogni ruolo sociale è una gabbia. Il ridicolo, l’eccesso e l’ironia diventano strumenti teatrali di smascheramento, capaci di mettere in crisi lo spettatore e di restituire al testo tutta la sua carica perturbante. In questa prospettiva Maggie assume un valore fortemente contemporaneo: una donna costretta a fingersi madre per essere riconosciuta come tale dalla società e dalla famiglia, simbolo di un sistema che continua a legare l’identità femminile alla funzione riproduttiva. La sua lotta non è soltanto privata, ma politica, e attraversa il dramma come un grido di resistenza.

In scena una compagnia affiatata e di grande intensità interpretativa: Valentina Picello dà corpo e voce a una Maggie vibrante, combattiva e vulnerabile, mentre Fausto Cabra restituisce tutta la fragilità e l’opacità emotiva di Brick. Accanto a loro, Orietta Notari e Nicola Pannelli compongono una coppia genitoriale potente e grottesca, incarnazione delle contraddizioni del potere familiare. Giuliana Vigogna e Giordano Agrusta interpretano con precisione e sarcasmo la coppia opportunista formata da Mae e Gooper, mentre Riccardo Micheletti porta in scena Skipper come presenza spettrale e perturbante. Completano il cast Greta Petronillo, nei panni della Bambina, e Nicolò Tomassini nel ruolo del Reverendo. L’impianto visivo dello spettacolo è affidato alle scene e alle luci di Nicolas Bovey, che costruiscono uno spazio astratto e monumentale, capace di trasformarsi in architettura emotiva del dramma. I costumi di Aurora Damanti dialogano con la scena in una sintesi tra realismo e astrazione simbolica, mentre il paesaggio sonoro ideato da Claudio Tortorici accompagna e amplifica la tensione emotiva della narrazione.

LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
di Tennessee Williams
traduzione Monica Capuani
regia Leonardo Lidi
con Valentina Picello, Fausto Cabra, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Giuliana Vigogna, Giordano Agrusta, Riccardo Micheletti, Greta Petronillo, Nicolò Tomassini
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono Claudio Tortorici
assistente regia Alba Porto
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
La gatta sul tetto che scotta viene presentato per gentile concessione di University of the South, Sewanee, Tennessee.
Durata 110 minuti

Immagine in evidenza
Valentina Picello e Fausto Cabra – foto di Luigi De Palma

The event is finished.

Data

10 - 15 Feb 2026
Expired!

Luogo

MILANO - TEATRO FRANCO PARENTI
Via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Sito web
https://www.teatrofrancoparenti.it/
Categoria