Il Medagliere si rivela, Non solo monete…
Giunge al suo nono appuntamento la rassegna espositiva Il Medagliere si rivela, avviata nell’ottobre 2023 dal Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100.000 beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16.0000 medaglie che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri.
In occasione del periodo estivo 2026, il nuovo focus Non solo monete… curiosità dal Medagliere, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, propone una selezione di ventisette beni rari e curiosi che, pur gravitando intorno al mondo della moneta e della medaglia, se ne distaccano per funzione e caratteristiche, offrendo uno sguardo inedito sulla vita sociale e sulle tecniche artigianali dei secoli passati. Con l’esposizione si intende infatti valorizzare e far conoscere la ricchezza, la varietà e la poliedricità della collezione.
La mostra è liberamente visitabile nell’atrio del Museo Civico Archeologico dall’8 luglio al 7 settembre 2026.
Tra i beni esposti figurano sei fiches da gioco in madreperla, prodotte tra il XVIII e il XIX secolo da artigiani cinesi specializzati, commissionate dall’alta aristocrazia europea per essere utilizzate sui tavoli da gioco nelle serate mondane, ma anche curiose “medaglie in legno”, protagoniste del tempo libero delle classi sociali più abbienti. Si tratta di pedine per il gioco del tric-trac (l’antenato del backgammon), del tutto simili a medaglie ma realizzate attraverso macchinari a pressione su dischi di legno, nelle quali si specializzò la manifattura di Norimberga in Germania.
Sono inoltre visibili una collana e un paio di orecchini in piombo e argento, realizzati probabilmente nel XX secolo assemblando imitazioni perfette di monete antiche greche e romane. Si tratta dei pezzi più curiosi della donazione Giorgio Tabarroni (1921-2001) collezionista bolognese, ingegnere e docente universitario di storia della scienza, appassionato numismatico particolarmente attento al tema delle falsificazioni. La sua preziosa raccolta di 9473 esemplari è stata interamente donata al Museo Civico Archeologico di Bologna dalla moglie Carla Stradelli nel 2003 e nel 2010.
Dalla stessa collezione provengono anche quattro cammei in pietra lavica di manifattura partenopea. Capolavori in miniatura, ricercati come prestigiosi souvenir dai giovani dell’alta società che a partire dal Settecento intraprendevano il viaggio di formazione per antonomasia attraverso l’Europa chiamato Grand Tour, del quale Napoli e dintorni costituiva una tappa imprescindibile.
In mostra anche quattro gettoni in vetro prodotti nell’Egitto del Califfato fatimita (X-XII secolo d.C.), tra i manufatti più affascinanti della storia economica islamica. Spesso scambiati per monete, questi dischi vitrei colorati erano in realtà pesi monetali di controllo, utilizzati dai cambiavalute e dai funzionari dei mercati per verificare l’accuratezza delle valute metalliche circolanti.
Nel Medagliere è confluita ampia parte della strumentazione della zecca di Bologna, chiusa in seguito all’Unità d’Italia. A scopo esemplificativo degli strumenti utilizzati per la fabbricazione delle medaglie, sono stati selezionati per questa occasione un conio e un punzone, realizzati nel 1767 dallo scultore e medaglista bolognese Filippo Balugani (1734-1780), per la coniazione della medaglia per Francesco de Marchi (1504-1576), anch’essa esposta.
L’esposizione si completa con due piastre metalliche su cui l’incisore della zecca imprimeva i colpi di prova per verificare la corretta resa plastica dei dettagli, la profondità del rilievo e l’usura del punzone stesso prima di batterlo sul conio.
Immagine in evidenza
Manifattura Germania (Norimberga). Pedina da gioco (Brettstein) con busto di papa Innocenzo X (1611-1689; papa dal 1676), XVI-XVII sec. Legno. Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 6479




