Humilis lana, le fibre naturali tra necessità e bellezza
Risalire alle origini della manifattura tessile, ricordare e valorizzare la presenza nell’Abbazia di Mirasole degli “Umiliati” – che qui operarono per trasformare la lana in tessuto caldo per le proprie tonache e per farne merce da commerciare in Italia e in Europa – e guidare alla scoperta dei gesti di abbellimento e cura dei tessuti eseguiti in particolar modo dalle donne, cui erano affidate la preparazione del corredo, l’arte del ricamo e la riparazione dei capi.
Questo il triplice obiettivo del primo appuntamento con il percorso espositivo pittorico e materiale dal titolo “Humilis lana, le fibre naturali tra necessità e bellezza” che l’Abbazia di Mirasole si prepara a ospitare tutte le domeniche dal 9 novembre al 21 dicembre.
Un viaggio tra la produzione e la lavorazione delle fibre tessili – lana, seta e lino – pensato per scoprire come queste hanno intrecciato la vita quotidiana del Basso Milanese tra necessità e bellezza.
Dopo l’anteprima della mostra in occasione della recente riapertura al pubblico della corte Agricola e delle giornate FAI d’autunno, l’Abbazia di Mirasole si prepara ad ospitare la selezione di 16 quadri realizzati da Luisa Carminati, fondatrice dell’omonimo Museo della civiltà contadina che ha raccontato il mondo contadino, lavorativo e culturale del Basso Milanese attraverso una grande raccolta di attrezzi e 150 quadri didattici dipinti tra il 1979 e il 1986, anno della sua morte.
A cura di Elisabetta Viganò, la mostra si arricchisce anche con l’esposizione di attrezzi del mestiere, oggetti artigianali, manufatti e documenti risalenti o anteriori ai primi decenni del Novecento della collezione Luisa Carminati, coltivatrice e artista che negli anni Settanta ha contribuito alla nascita del Parco Agricolo Sud Milano.
“Le fibre naturali hanno avuto grande importanza per lo sviluppo del nostro territorio, la domus di Mirasole è stata un centro in cui gli Umiliati lavoravano la lana e questa mostra vuole mostrare tutte le fasi di quest’arte. Scoprire, tramite oggetti concreti e i quadri didattici che esponiamo nella mostra, i passaggi che portano dalla fibra grezza ai tessuti, comprendendo le fatiche e la dedizione, ci aiuta ad essere più consapevoli del loro valore che la nostra società rischia di perdere con la cosiddetta “fast fashion”. La storia ci ricorda un uso più sostenibile delle fibre tessili. Mi piace anche ricordare il ruolo importante delle donne e il loro impegno ad aggiungere bellezza ai capi con il ricamo. un lavoro lento e paziente che testimonia la maestria, l’abilità nella manualità fine e le doti artistiche di molte fanciulle, nonostante spesso non avessero potuto accedere ad una adeguata istruzione” – commenta Elisabetta Viganò, curatrice della mostra.




