Cantierememoria 2025-2026 – Parole di pace e libertà
Per il decimo anno consecutivo Casa della Memoria di Milano ospita Cantierememoria, festival aperto alla cittadinanza e articolato in diverse sezioni: una mostra, spettacoli teatrali, musica, proiezioni, laboratori e dibattiti.
Il tema di questa edizione è “Parole di pace e libertà”. Nell’80° Anniversario della Liberazione, Cantierememoria intende affrontare importanti e complesse tematiche della realtà contemporanea attraverso il palinsesto intitolato Parole di pace e libertà, proponendo come occasioni di riflessione le parole di Piero Calamandrei e il significato simbolico del monumento a Roberto Franceschi. Calamandrei ci ricorda che la pace non è un dono, ma una conquista quotidiana, così come la libertà, non “carta morta”, bensì testimone da raccogliere, eredità partigiana da coltivare. In questa prospettiva, Cantierememoria si propone come spazio vivo di confronto tra passato e presente, tra la memoria della lotta partigiana, le sfide attuali della democrazia, i conflitti aperti in varie aree nel mondo.
Casa della Memoria accoglierà quindi la mostra Ombra di tutti dell’artista Patrizio Raso, a cura di Marco Scotini, promossa dalla Fondazione Roberto Franceschi Onlus. L’esposizione segna l’approdo di un percorso artistico e politico avviato nel 2020 intorno al Monumento a Roberto Franceschi: un maglio d’acciaio alto sette metri, installato nel 1977 in via Bocconi accanto al noto edificio di Giuseppe Pagano, nel punto in cui Franceschi fu colpito a morte dalla polizia il 23 gennaio 1973. Opera centrale della mostra è la presentazione di un abito collettivo di grandi dimensioni, che è stato tessuto per cinque anni attraverso la partecipazione di una pluralità di soggetti. L’abito si propone come un’unica entità o uno stesso corpo sociale da cui emergono 21 capi che possono essere indossati liberamente da chiunque. Ha un carattere apertamente performativo e adattabile alle circostanze: nella sua funzione processionale può assumere l’aspetto del riparo temporaneo sotto cui raccogliersi e farsi gruppo. Ma soprattutto ha il carattere di un archivio vivente che riporta per strada chi vi ha dimostrato e chi vi è caduto.
La particolarità di questo abito/contro-monumento è che è stato intrecciato con oltre 150 abiti reali: indumenti che vanno dal montgomery originale di Roberto Franceschi alla t-shirt di Carlo Giuliani, dal foulard dell’anarchico Pinelli ai pantaloni di Gino Strada. Questi abiti sono stati donati da cittadini e cittadine, studenti, familiari di vittime civili, attivisti e associazioni. Ogni capo è portatore di una storia: memoria personale, legame affettivo, gesto politico. I tessuti sono stati raccolti attraverso un processo partecipativo cominciato il 26 settembre 2021 proprio davanti al Monumento a Roberto Franceschi, e proseguito in tutta Italia fino al 2025. La forma dell’abito, la sua stessa “silhouette”, corrisponde alla proiezione dell’ombra del Monumento a Roberto Franceschi. Ma che cosa è l’ombra, se non l’attestazione di una presenza? Una presenza differita che rimanda soprattutto a coloro che quegli abiti li hanno indossati. Così, nel mese di giugno del 2021, Patrizio Raso e un ristretto numero di persone sono ai piedi del Monumento per “raccoglierne l’ombra”.
Dall’ombra del Monumento a Roberto Franceschi, con gli indumenti emergono storie e fatti che superano la vicenda del singolo. Un’ombra di tutti, per agire la memoria di un paese che ricorda, resiste e determina un presidio di giustizia e democrazia. Alcuni abiti, lasciati parzialmente liberi dalla tessitura, mantengono la possibilità di essere indossati: da qui nasce l’idea di un “abito collettivo”, un corpo comune in movimento che, per essere trasportato, richiede il gesto condiviso di più persone. Il progetto, che si è sviluppato con la collaborazione del gruppo Wurmkos di Sesto San Giovanni, è stato tessuto a partire dal 2024 a Monno in Valcamonica con l’artigiana Gina Melotti, secondo la tradizione del pezzotto. Le storie di resistenza, trasformazione e giustizia si sono fuse in un’unica trama, dando vita a un’opera corale che fa della memoria attiva una forma di resistenza.
Una sezione d’archivio della mostra presenta materiali storici della Fondazione Roberto Franceschi — volantini, manifesti, filmati e documenti — che raccontano la Milano degli anni Settanta, la vicenda di Franceschi e la nascita del monumento, anche grazie al contributo di Enzo Mari e della comunità artistica milanese.
Il programma di Cantierememoria è organizzato dall’associazione culturale Ditta Gioco Fiaba ETS, che da anni porta le proprie produzioni nei musei, nelle biblioteche, nelle scuole. “Abbiamo voluto sottolineare, – spiega il direttore artistico Emiliano Brioschi – nella scelta delle iniziative artistiche da presentare al pubblico, la parola Resistenza, che è una parola femminile il cui significato, da vocabolario, è la capacità di resistere a particolari azioni, forze, fattori o effetti, contrari, dannosi o comunque negativi (…). Parleremo innanzitutto della resistenza partigiana di cui quest’anno cade l’ottantesimo anniversario e che ha visto donne coraggiose lottare per la libertà. Parleremo di libertà, (…) libertà dai regimi, libertà individuali, libertà di poter partecipare, parlare, contestare, manifestare la propria individualità, la propria identità. Soprattutto la libertà di opporsi e resistere. La lotta partigiana, di cui tutti siamo figli e che ci ha donato il bene più prezioso, la Carta Costituente, di cui siamo custodi attraverso le buone pratiche di una società solidale, rispettosa, e dove i diritti e i doveri di ognuno e di ognuna ci garantiscono una convivenza civile, ci ha insegnato proprio questo. Ci ha insegnato a non voltarci dall’altra parte, a non restare in silenzio, a resistere insieme per un obbiettivo comune, che è la pace tra il popolo e tra i popoli. Ci ha insegnato a opporci. Ma la resistenza non è un concetto che riguarda solo i conflitti armati, riguarda anche quella lotta quotidiana che le persone, e in particolare le donne, in ogni epoca e in ogni società, hanno dovuto affrontare per affermare sé stesse. Per questo Le Resistenti. Una resistenza femminile che si manifesta quotidianamente, ogni giorno e in ogni angolo del mondo. Donne e giovani donne che resistono, che cercano pace, democrazia, libertà e che imprigionate in ruoli predefiniti e limitanti, provano a ribellarsi e a non tacere. Donne e giovani donne che vogliono avere la possibilità di andare a scuola, di studiare, realizzarsi, esprimersi, e soprattutto di scegliere e quindi di aderire pienamente alle carte costituzionali”.
Alle artiste e agli artisti è stato chiesto di raccontare attraverso spettacoli, monologhi, letture e incontri, storie che hanno al centro, come protagonista della vicenda, una donna che resiste o prova a resistere e che raccontino della resistenza e della libertà in tutte le sue forme. Si propongono la lettura scenica destrutturata Appunti per una perestrojka di e con Matilde Vigna per cercare un nuovo modo di sopravvivere; in Hija de la Revolución! Frida dentro, Frida fuori di e con Annalisa Asha Esposito, la storia di Frida Kahlo che attraverso la sua arte proverà tutta la vita a difendere il suo popolo e a resistere al suo corpo; la storia delle 21 donne che hanno fatto parte della Costituente, in Le madri costituenti. Le donne che hanno fatto l’Italia… con Renata Ciaravino; la storia di Agnese che durante l’occupazione nazista diventa staffetta partigiana in L’Agnese va a morire, dal romanzo di Renata Viganò, a cura di Cinzia Spanò; la storia di Saman, Italian Girl, scritto e diretto da Emiliano Brioschi, ragazza pakistana che decide di scegliere, di opporsi alle pratiche patriarcali della famiglia.
Poi storie di donne che provano a resistere a uomini violenti, che agiscono la loro resistenza spesso soccombendo per provare a essere libere: in Amorosi assassini di e con Valeria Perdonò, le testimonianze di 13 giornaliste e scrittrici su casi di femminicidio avvenuti in Italia nel 2006; in Leggere Lolita a Teheran!, reading concert a cura di Cinzia Spanò dal romanzo di Azar Nafisi, la storia di Azar Nafisi costretta a lasciare l’Università dove insegnava a causa delle pressioni della Repubblica islamica sui contenuti delle sue lezioni e sulla vita privata delle persone, in particolare delle donne.
Mille sono i colori dei suoni con cui verranno raccontate pace e resistenza: dalle ninne nanne della musica popolare di tutto il mondo (Dal Mondo Rotondo – fisarmonica e voce per girare il mondo) con Nicoletta Tiberini e Nadio Marenco, all’hard rock e heavy metal degli Interludio (Resistenz!!) passando attraverso la musica classica in Concerto per la pace con il Duo Linden e in trio con il Bakura Ensemble (La resistenza). I temi della rassegna si articolano infine nelle proiezioni del documentario Le donne nella Resistenza di Liliana Cavani (1965) e del film Mustang di Deniz Gamze Ergüven (2015).
Inaugurazione
mercoledì 3 dicembre 2025, ore 18.
Immagine in evidenza
Annalisa Asha Esposito




